Creare un piccolo, prezioso schedario fotografico di beni artistici di cui si è perduta traccia, non chiuderlo nei cassetti di un ufficio di commissariato o di dogana, ma metterlo a disposizione di un pubblico sufficientemente ampio attraverso la realizzazione di diecimila copie, non è solo un atto che esprime buoni sentimenti, ma è soprattutto un'operazione intelligente, utile a sensibilizzare un'opinione pubblica sempre più vasta nelle questioni della tutela del patrimonio storico-artistico, a coinvolgerla nel compito, perché il patrimonio storico-artistico non è un'entità astratta, ma un tesoro materiale e ideale che ognuno di noi deve sentire proprio. Se si fanno gli identikit del capomafia Bernardo Provenzano, invitando la popolazione a collaborare alla sua cattura, non si vede perché una nazione culturalmente progredita non debba fare altrettanto anche con i capolavori dell'arte dispersi. Direi, anzi, che bisognerebbe fare in modo di diffondere maggiormente WANTED ... presi per il verso giusto, moltiplicarne le copie, farle arrivare nelle scuole, nelle università, nei luoghi pubblici. Il furto di opere d'arte è certamente una piaga italiana, ma non un'esclusiva, come dimostra il caso della Norvegia e dei famosissimi capolavori di Munch trafugati a Oslo (L'urlo, Madonna). C'è forse una nuova componente in gioco, non più il solo valore economico delle opere, ma anche il fanatismo: L'urlo e la Madonna sono senza possibilità di commercio, solo qualcuno potrebbe averle rubate per avere la soddisfazione di averlo fatto, oppure per il privilegio di vederle solo lui, nascoste al resto del mondo.
Chissà se un fanatico sta dietro al furto dell'opera d'arte che rimane in cima alla lista di Wanted: la Natività fra i SS. Francesco e Lorenzo (1609), straordinario capolavoro dell'ultimo Caravaggio, realizzato per Compagnia dei Bardigli e collocato nell'altare maggiore dell'Oratorio palermitano di S. Lorenzo, dove si trovava fino al momento del furto (1969). Secondo il "pentito" mafioso Mannoia l'opera sarebbe stata rubata per autonoma iniziativa di suoi "compari", senza alcuna commissione. La tela venne asportata con una certa facilità, visto che in quel tempo l'Oratorio di S. Lorenzo era in condizioni di quasi totale abbandono, e dimenticata in un nascondiglio sotterraneo dopo infruttuosi tentativi di vendita, rovinata in modo irreparabile da un maldestro arrotolamento.
Non è solo per un'istintiva fiducia nel senno del genere umano che ho ancora speranze per la Natività. Le testimonianze dei "pentiti" non sono sempre oro colato, loro hanno convenienza a parlare sempre e comunque, ma poi le loro dichiarazioni vanno verificate, perché spesso sono solo dei "sentito dire". Nel caso della Natività, non hanno ancora trovato riscontri attendibili. C'è poi qualcosa che non si capisce nel furto voluto dai mafiosi. Leonardo Sciascia ricorda che nel 1969 erano moltissimi i palermitani, soprattutto fra le autorità e i "notabili", che ignoravano il fatto che in città vi fosse un quadro di Caravaggio. Potevano saperlo i mafiosi naif di quei tempi, assai meno evoluti di quelli attuali?
Insomma, non bisogna desistere, per la Natività di Caravaggio non è detta l'ultima parola. E se in una prossima edizione del Wanted non la troveremo più, perché tornata a occupare il suo posto nell'Oratorio di S. Lorenzo, vorrà dire che un certo compito è stato assolto.